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- Arriva la primavera!!! quali sono i rischi?

- L'importanza della vaccinazione

- Razza pura o meticcio?

  • I cani meticci vivono veramente più a lungo di quelli di razza pura?


Le nostre informazioni...

Arriva la primavera!!! quali sono i rischi?

I rischi della primavera per cani e gatti

Scopri i consigli su come evitarli e affrontarli

 

Con l’arrivo della primavera ci concediamo una passeggiata al mare, un pic-nic sui prati e momenti piacevoli al sole e all’aria aperta. Non c’è nulla di meglio che farsi accompagnare dai nostri amati amici, per vivere insieme tutto questo.

Anche se i temibili e odiati parassiti non ci hanno lasciato completamente liberi neanche in inverno, è comunque in questi periodi e con queste temperature che raggiungono il momento di massima espressione.

 

Dobbiamo prestare la massima attenzione infatti ai più insidiosi e pericolosi agenti dannosi e patogeni per noi e per i nostri amici. Parleremo in particolare di:

  • pulci, 

  • zecche, 

  • pidocchi,

  • zanzare

 

Le pulci sono degli insetti che appartengono al genere Ctenocephalydes spp, e la specie più diffusa, nel gatto e nel cane domestico è Ctenocephalydes felis. 

Queste possono ritrovarsi sul corpo dei nostri animali e nel nostro ambiente domestico anche in inverno, ma l’infestazione aumenta in tarda primavera e all’inizio dell’autunno, quando le condizioni ambientali favoriscono lo sviluppo delle larve. 

Una volta sull’ospite tendono pertanto ad eseguire il “pasto di sangue” sul nostro animale (sono pertanto detti insetti ematofagi) ed entro 24-48 ore dalla prima assunzione di sangue, le femmine iniziano ad ovodeporre.

Le uova verranno rilasciate o sul terreno o sull’ospite e da qui, tramite il movimento dell’animale e agevolate dalla loro superficie liscia, tendono a cadere.

È semplice dunque comprendere che le uova delle pulci siano più abbondanti nei luoghi di riposo del nostro amico.

Le uova poi schiudono e da esse fuoriescono le larve.

Queste permangono nelle cucce, nei luoghi di rifugio del nostro amico, perché qui ritrovano un ambiente protetto e riparato, un’ottimale condizione di umidità e grandi fonti di sostentamento rappresentate dai detriti cutanei dei nostri animali e da materiale fecale emesso dalle pulci adulte, ricco di sangue.

Gli stadi larvali sono tre, e questi passaggi sono favoriti da una temperatura di 24 gradi e una umidità del 75%.

Ecco quindi il motivo per cui il clima riveste un ruolo così importante nell’infestazione da pulci.

Anche la fuoriuscita dell’adulto dal bozzolo in cui si ripara è enormemente influenzata da fattori come pressione meccanica, calore e condizioni ambientali ideali.

Entro poche ore dalla fuoriuscita dal bozzolo, gli adulti salgono sull’ospite e cominciano ad alimentarsi.

È evidente che la maggior parte del ciclo vitale della pulce si svolge nell’ambiente e non sull’ospite. Per la prevenzione quindi, sarà di fondamentale importanza non solo pensare a somministrare il corretto principio attivo al nostro amico a quattro zampe, ma anche gestire adeguatamente le condizioni igieniche del suo e del nostro ambiente di vita.

Ricordiamo che le conseguenze di una massiva infestazione da pulci possono essere davvero deleterie per il nostro amico.

Si può passare da una dermatite allergica ad uno stato di anemia importante. Pertanto è fondamentale recarci dal nostro medico per comprendere le migliori misure da adottare e i prodotti più adatti da utilizzare per la prevenzione.

 

 

Oltre alle pulci, un altro serio pericolo è rappresentato dalle zecche.

La più diffusa zecca è Rhipicephalus sanguineus.

Le zecche sono degli ectoparassiti grandi qualche millimetro negli stadi giovanili e più di un centimetro nella forma adulta.

Il maggior rischio di riscontrarle durante i nostri pic-nic, giri al parco o gite fuori porta è legato al fatto che il loro ambiente di vita è rappresentato da erba alta e cespugli.

Anche questi insetti, come le pulci, si nutrono del sangue dei nostri amici, e al loro passaggio non perdono occasione di “attaccarsi” e nutrirsi mediante un morso totalmente indolore. Quando salgono sul nostro amico, si localizzano soprattutto a livello di orecchie, base del muso, collo, tra le dita ma non solo.

Nel caso della zecca, uno dei principali pericoli è rappresentato dalla possibilità, per loro, di trasmettere attraverso il morso importanti e gravi malattie infettive quali: Rickettsiosi, Piroplasmosi detta anche Babesiosi, Ehrlichiosi, Hepatozoonosi, ed Emobartonellosi nel gatto.

Risulta fondamentale quindi applicare i corretti antiparassitari e repellenti, in modo da evitare il più possibile questo genere di condizione e di eventuali patologie associate.

 

 

Anche se con una frequenza decisamente minore rispetto a pulci e zecche, anche i pidocchi sono imputati in infestazioni che interessano i nostri amici.

A differenza però di quanto accade per le pulci, nel caso dei pidocchi il complesso ciclo biologico si realizza sempre e solo sull’animale infestato, in quanto la loro sopravvivenza lontano dall’ospite può oscillare da 2 a 3 giorni, limitando pertanto il rischio di infestazione ambientale domestica.

Questa debilitante e insidiosa infestazione avviene tramite contatto diretto o indiretto. Si realizza infatti o a causa del contatto diretto tra un animale infestato e uno sano o per via indiretta attraverso cucce, tappeti o pettini con una elevata densità del parassita. 

I pidocchi sono sensibili ai repellenti usati nella lotta contro pulci e zecche, per cui un uso adeguato di queste molecole limita anche l’infestazione da pidocchi. 

Un discorso delicato riguarda inoltre la malattia parassitaria forse più temuta da tutti noi proprietari di cani: la leishmaniosi, della quale parleremo in maniera più approfondita in un altro nostro post.

 

Infine, poniamo l’attenzione su un ultimo parassita, trasmesso da zanzare e responsabile di una grave patologia nel cane. L’accezione di gravità della patologia è legata alla localizzazione dell’adulto di questo parassita al livello di sistema arterioso polmonare dell’ospite definitivo.

Parliamo della filaria, in particolare di Dirofilaria immitis, un nematode che riconosce nel cane l’ospite più sensibile tra le diverse specie di ospiti recettivi. In condizioni di temperatura ottimali, la diffusione e la brevità del ciclo riproduttivo della zanzara, unite alla rapidità del ciclo biologico del parassita, sono fattori che facilitano enormemente la diffusione di questa patologia.

Della Filaria parleremo in un altro nostro post in maniera più dettagliata

 

 

 

 L'importanza della vaccinazione

Ogni quanto ripeterla e perchè

 

 

 



Si tratta di una questione che spacca letteralmente in due il mondo della veterinaria. Per anni e anni le vaccinazioni hanno rappresentato l'unica forma di profilassi applicata con una certa costanza e accettata dai proprietari.

 

L'abitudine alla vaccinazione annuale si è consolidata anno dopo anno, ma come sottolinea Laura Torriani nell'articolo dal titolo 'Determinazione dei protocolli vaccinali: stato dell’arte' comparso sulla rivista veterinaria 30 Giorni, le cose non stanno proprio così. Lavori recenti provenienti dagli Stati Uniti dimostrano come non sia necessariamente obbligatorio vaccinare i cani tutti gli anni. Scopriamo il perché.

 

In Italia nel corso del tempo la visita annuale e la vaccinazione hanno assunto il medesimo significato. Quello che i proprietari spesso perdono di vista è il fatto che ciò che è importante è la visita annuale, la valutazione dello stato di salute del paziente in questione, seguito poi eventualmente dalla vaccinazione. E non il contrario.

 

complicare questo quadro, ci si mettono le registrazioni dei vaccini da parte delle ditte farmaceutiche che segnalano i vaccini con la durata di immunità massima di un anno. Questo anche quando diversi lavori provenienti dagli Stati Uniti hanno sottolineato come il vaccino per la Parvovirosi e quello per il Cimurro producano un'immunità di almeno tre anni, mentre in altri casi si parla addirittura di sette anni.

 

A questo punto la domanda sorge spontanea: vaccinare, sì o no? E con che frequenza? La risposta alla prima domanda è ovviamente sì, bisogna vaccinare, ma stabilendo un protocollo vaccinale individuale che tenga conto delle condizioni di vita e dell'ambiente in cui vive il nostro pet da compagnia, il suo stato di salute generale e i nuovi protocolli che arrivano da oltre oceano.

 

Età della prima vaccinazione

 

A che età fare il primo vaccino? Beh, bisogna considerare l'interferenza con gli anticorpi materni. Fare un vaccino troppo presto non ha senso: prima di tutto ci sono gli anticorpi materni in circolo che impediscono una corretta presentazione degli antigeni (il che tradotto vuol dire che il vaccino non fa effetto). In secondo luogo il sistema immunitario di un cucciolo molto piccolo non è ancora in grado di reagire al vaccino.

 

Ogni veterinario seguirà il proprio piano vaccinale, che si traduce di solito in due o tre vaccinazioni a distanza di un mese nei cani, con un primo richiamo annuale e poi ogni tre anni. Questo se seguiamo le nuove linee guide che però impongono anche di valutare la situazione epidemiologica locale.

 

Frequenza dei richiami vaccinali

 

dopo il primo richiamo annuale, si potrebbe valutare caso per caso se si possa vaccinare ogni tre anni o se la situazione locale richieda richiami più frequenti. E poi valutare bene per quali malattie vaccinali.

 

A questo punto ci sorgono però spontanee due considerazioni da fare. Se è vero che la maggior parte dei cani sviluppa anticorpi per almeno tre anni, qualcuno parla di sette anni, come faccio da veterinario ad essere sicuro che ogni cane abbia anticorpi per almeno tre anni? Beh, esiste un test sierologico per valutare la risposta anticorpale, andrebbe fatto due settimane dopo l'ultima vaccinazione effettuata: se positivo si può pensare di vaccinare dopo tre anni, altrimenti si deve fare una nuova immunizzazione. Però sono sicura che ogni cane ha un'immunità che persiste per tre anni? Devo fargli un esame del sangue ogni anno?

 

Poi una considerazione più pratica dal punto di vista veterinario: decido di seguire queste linee guida, ma le case produttrici di vaccini continuano a registrarmi i prodotti per un anno massimo di durata. Se decido di seguire le nuove indicazioni, potrei subire delle contestazioni visto la discrepanza fra le due scuole di pensiero.

 

Ultima considerazione riguarda il proprietario. Per anni quelli italiani hanno considerato il vaccino come sinonimo di visita annuale. Se si passasse alla vaccinazione ogni tre anni, bisognerebbe riuscire a spiegare bene l'importanza di continuare comunque a fare almeno una visita di controllo annuale. Non dimentichiamo che la durata della vita dei nostri pet è decisamente inferiore alla nostra, la loro vita è più veloce, così come lo sviluppo di malattie. Se passano tre anni da un controllo all'altro, si rischiano dei danni irreparabili.


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